Lo storico tram di Opicina (tram de Opcina in dialetto triestino) linea 2, parte da piazza Oberdan e sale, collegando il centro di Trieste con la frazione di Opicina sull’altopiano carsico. Il tram funziona dal settembre del 1902 ed è unico nel suo genere in Europa, essendo dotato di un impianto misto a trazione elettrica integrato con una funicolare.

Il tramway di Opicina

Il tramway di Opicina

La tratta è lunga circa 5 km con un dislivello di quasi 400 metri e una pendenza a tratti del 26%. Lungo il percorso si aprono splendidi scorci panoramici sul golfo e parecchie sono le passeggiate ed i sentieri che si dipartono dalle fermate lungo la linea. Dentro, panchette in legno come una volta.

Il tramway di Opicina

Il tramway di Opicina

 

Interno del tram di Opicina

Interno del tram di Opicina

Tram di Opicina

Tram di Opicina

Trieste – Opicina con Svevo

Villa Letizia, abitazione estiva di Italo Svevo. 1950 ca. [Trieste, Opicina] - gelatina - Museo Sveviano - SV F 127

Villa Letizia, abitazione estiva di Italo Svevo. 1950 ca. [Trieste, Opicina] – gelatina – Museo Sveviano – SV F 127

Italo Svevo utilizzava il tram di Opicina per raggiungere la casa delle vacanze estive, Villa Letizia e dà una suggestiva descrizione del tratto panoramico da Opicina a Trieste nel suo racconto Come non si deve guidare:

Opicina da alcuni anni ha la strada maestra asfaltata e quasi priva di polvere. Non ce n’è che quella portata dalle altre strade. Veicoli e uomini prima di aver l’accesso a questa strada dovrebbero essere sottoposti ad accurata pulitura. Ecco l’obelisco. Bella pietra e bel ricordo. Costituzione. L’imperatore Franz? Chi lo sa? Ora si va in giù per una lunga via tortuosa composta da due braccia; una che conduce fino ad una fabbrica munita di alto cammino, e che porta lunga lunga fino a 150 metri d’altezza dal mare. L’altra riconduce alla città da cui con la prima ci si allontanò.
Il volante mangia il paesaggio e il signor Refossi non osò guardare quella vista che, secondo il Humboldt, dovrebbe essere in fatto di bellezza la sesta di questo mondo. Eppure il Humboldt aveva conosciuto Rio De Janeiro.
Ma vide anche il paesaggio. Le linee gliene erano note. Arrivò – senza accorgersene – ad aggiungervi il colore di quel giorno. Netta la città (da lontano appariva tale) linee precise, col bosco dirimpetto verde ad onta della lunga siccità denso di querce, una derisione del carso. E il mare? A Trieste è bello quando soffia il borino. Una sorpresa. Un colore azzurro verdeggiante. Il mare è crudo, pensò il signor Refossi. E rimase sorpreso della propria idea. Perchè crudo? Esiste un colore di cosa cruda? La vita è cruda. Il colore della cosa cruda è molto vivo, un pò stridente. Il fuoco lo muta e l’ attenua. Quel giorno il mare stonava.
Come non si deve guidare